Ricordi di San Vito

16 luglio 2010

Hola amici, rieccomi dopo breve pausa in cui a dire il vero non ho concluso un granchè ;) E’ che in questo ultimo periodo ho molto trascurato i fornelli, un pò per il caldo che non mi ispira molto, un pò perchè, chissà come, ho la capacità di addensare gli impegni tutti nello stesso periodo. Ieri però mi sono concessa un’oretta e mezza (non di più perchè poi l’ennesimo impegno mi richiamava all’ordine) per preparare questa gustosa caponatina. Un ricordo di Sicilia che riecheggiava in me praticamente da quando sull’aereo stavamo rientranbdo a Roma. Così, acquistate 4 belle melanzane, ho iniziato a documentarmi su quale fosse quella originale. Tra dubbi e perplessità… pinoli o non pinoli, aceto bianco o aceto rosso, ecc. ecc. per la preparazione, alla fine,  ho scelto la ricetta contenuta nel libro ‘Nivuro di siccia’, ispirata alle avventure del più astuto commissario Siciliano (Montalbano ;).

“Appena aperto il frigorifero la vide. La caponatina! Sciavurosa, abbondante, riempiva un piatto funnuto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane nel sacco di plastica era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida”
Andrea Camilleri – La gita a Tindari

Caponatina

4 melanzane medie
6 gambi di sedano
2 cipolle
5 pomodori maturi
150 g di olive verdi denocciolate
1 cucchiaio di capperi sotto sale
1 cucchiaio di zucchero
1/4 di bicchiere di aceto di vino rosso
1/2 bicchiere di olio evo
1 ciuffo di basilico fresco
sale
pepe

Lavare le melanzane e tagliarle a cubetti lasciando la buccia, salare e mettere in uno scolapasta con un peso sopra (una pentola con dell’acqua ad esempio). Lasciarle per circa un’ora. Passata l’ora risciacquare e asciugare bene con della carta assorbente o con un panno. Nel frattempo lavare il sedano e tagliarlo a tocchetti, dopodichè sbollentarlo per una decina di minuti. Sbollentare anche i pomodori per qualche minuto, eliminare la pelle eliminare i semi e tagliare a tocchetti. Affettare finemente la cipolla, tagliare a pezzetti le olive e sciacquare i capperi. In una grossa padella scaldare l’olio e friggere le melanzane 4 minuti per lato. Scolare con una schiumarola e mettere da parte. Nello stesso olio dove hanno fritto le melanzane, versare cipolla e dedano, rosolarere leggermente e aggiungere pomodoro, olive e capperi. Aggiustare di sale e pepe e continuare la cottura a fuoco basso per 5 minuti. Aggiungere le melanzane e cuocere per altro 10-15 minuti mescolando delicatamente. Aggiungere prima lo zucchero poi l’aceto e mescolare. Fare andare per altri 3-4 minuti. Guarnier con il basilico fresco e servire tiepida o fredda. Aò non so se è l’originale, ma è bbona!!!!

Eccomi di nuovo tra voi, dopo questa breve vacanza, con il ricordo di una terra fantastica dove conto di tornare al più presto!!! Ringrazio chi è passato di quì e chi ha lasciato il suo saluto mentre ero via :)
Il mare di San Vito lo Capo è meraviglioso e la sua spiaggia di sabbia bianca non hanno niente da invidiare a quelle dei caraibi e non sto esagerando affatto: l’acqua è cristallina e bassa per parecchi metri con i pescetti che nuotano qua è là ed è un paradiso per me che ho un pò di timori di fronte all’immensità del mare (nonostante io sia una nuotatrice provetta ;) 
Il B&B che avevamo prenotato online (Adduari) era perfetto, in zona pedonale, in pieno centro e a pochi passi dal mare, con una verandina munita di frigorifero dove ci siamo gustati, oltre al fresco della sera, le colazioni servite direttamente in camera e un pranzetto rimediato in un forno/gastronomia a base di inasalata di mare, isalata di patate, fagiolini olive e cipolle rosse e un pò di pane caldo e croccante.
Il paesino è l’ideale per godersi un pò di relax, tutto è a portata di mano e gran parte delle strade intorno al mare sono pedonali, proprio per questo abbiamo pagato lo scotto di una bella multina e della macchina rimorchiata. Esistono infatti tre tipi di parcheggi a San Vito: quelli gialli per i residenti, quelli blu a pagamento e quelli bianchi con disco orario. Ci dicono però che il disco orario non è controllato, la signora da sopra un balcone ci rassicura, parcheggiate, parcheggiate, tanto non vi dice niente nessuno, potete lasciarla anche per qualche ora. E così facciamo, dopo aver pagato qualche euro di parcheggio blu, la lasciamo lì e ce ne andiamo beatamente al mare a goderci un pò sole.  Ce ne torniamo al B&B, una doccetta poi, pronti  per andare a cena in qualche buon ristoranrtino a gustarci il cous cous, ci incamminiamo per i vicoletti di San Vito. Ci viene in mente di dare un’occhiatina alla macchina, così per stare un pò più tranquilli. Arrivati sul posto notiamo che in quella via non c’è più nemmeno l’ombra di un’auto, tantomeno della nostra… ;( Ci dicono che è stata rimorchiata una mezz’oretta prima, perchè quella zona dalle 19:30 in poi diventa pedonale…. sigh! Tanto per sapere esiste anche un parcheggio comunale gratis con una navetta ogni 15 minuti… ma stavolta siamo stati troppo comodini ;)
Vabbè… fatto sta che ci incamminiamo verso l’autorimessa di Salvatore Genna, che è diventato il nostro beniamino perchè da questa piccola sventura è uscito qualcosa di buono. Dopo aver pagato il rimorchio e sbrigato le faccende burocratiche mi viene in mente di chiedere a lui, che è del posto, un buon ristorantino dove gustarci del buon pesce. Ci indirizza da La Carbonella, il ristorante di una sua carissima amica, ci da il biglietto da visita del ristorante, ci dice di chiedere di Maria e di dirle che ci manda Salvatore, poi penserà a tutto lei. Ed è quì che facciamo la conoscenza di una donna splendida, con un energia che ti avvolge e ti rapisce, che parla dei suoi piatti con un trasporto e una passione che solo una siciliana verace può avere.
Ci dice che non possiamo andare via da San Vito senza aver assaggiato la sua caponatina, poi ci consiglia delle busiate ai frutti di mare e prendiamo anche un cous cous di pesce. Il tutto accompagnato da uno chardonnay Fina buonissimo! Per la caponatina ho avuto un momento di commozione e credo veramente che mai ne assaggerò una più buona!
Il secondo giorno, poi tocchiamo l’apice con delle trenette ai ricci di mare freschissimi e una grigliata mista. L’ultimo giorno (si perche ci siamo andati tutte le sere!) cena a base di pesce spada freschissimo, che gli era arrivato in giornata appena pescato: ripetiamo l’esperienza della caponatina, per mantenerci fresco il ricordo e il sapore sublime, poi ci consiglia delle busiate con pesce spada, melanzane e granella di mandorle (ulteriore momento di commozione) e per finire pesce spada con un sughetto di pomodorini, capperi e olive nere.


Gita a Erice, bellissimo paesino, abbarbicato su un’alta collina che sovrasta il mare e offre un panorama mozzafiato sul golfo di Trapani. Con le sue stradine acciottolate, lucidate dal sole e dalle migliaia di passi che lo hanno levigato, le sue torri e i suoi merli medioevali, le ceramiche artigianali di un colore rosso fuoco. E quì ho assaggiato una cassatina impeccabile… alla faccia della glicemia alta e ho preso un bellissimo vaso rosso da mettere a casa che arriverà tra qualche giorno!
Poi Trapani, con le tonnare e il suo corso brulicante e Marsala e le saline e i mulini a vento di Mothia!


Piccolo inciso: Maledette compagnie low cost!! …quante cose buone avrei voluto comperare… ma il piccolo bagaglio a mano purtroppo non me lo consentiva… chissà come mai poi con me sono iperfiscali (pure la borsetta da viaggio piatta che porto di solito a tracolla mi hanno fatto mettere nel trolley… e che è!!!!) la prossima volta mi porto solo un paio di pantaloncini, una canotta e un costume e allora si che potrò accaparrarmi tonno, bottarga, mandorle, capperi, olive, sale e dolcetti vari!!!! Sono andata via con un nodo in gola lasciando lì tutto quel ben di Dio che mi ispirava… oh se mi ispirava!!
Finito il soggiorno a San Vito ci siamo incamminati verso Palermo facendo tappa a Segesta per vedere il Tempio greco e il l’anfiteatro. Che dire, meravigliosi, immersi in una campagna sconfinata. Il tempo sembrava essersi fermato.


E poi Palermo città con un fascino tutto suo, ci ha rapito il cuore con le sue mille contraddizioni… ma questo è un altro post… per oggi può bastare no? ;)

Venga a’ lidi tuoi
fè d’opre alte e leggiadre,
o isola del sole, o tu d’eroi
Sicilia antica madre.
Giosuè Carducci

A fine Giugno a Roma si festeggiano i santi patroni SS Pietro e Paolo, quindi non si lavora ;) Quest’anno la festa cade di martedì quindi, approfittando del ponte, abbiamo prenotato un bel week end lungo con destinazione Palermo e san Vito Lo Capo. Non mancheranno tappe a Erice a Trapani e posti che sto pian piano scoprendo su un numero monotematico di Bell’Italia dell’anno scorso. Non ho visto molto di questa terra, ma mi affascina tantissimo per la sua storia, per la sua cultura, per tutti quei popoli che vi hanno lasciato una profonda e meravigliosa traccia. E poi la cucina… quasi mi commuovo al pensiero di poter assaggiare finalmente tutte le bontà finora solo lette nei racconti di Montalbano. Quando andai per la prima volta in Sicilia, a Modica per la precisione, ospite di una compagna del liceo, ero ancora inesperta e inconsapevole di quale ricchezza offrisse questa magica terra, limitandomi solo agli arancini, brioche con gelato, granita, latte di mandorla e assaggiando per lo più la cucina della nonna della mia compagna… non dimenticherò mai quei bei tranci di pesce spada cucinati col sughetto, le olive e i capperi. In effetti non mi è andata male, lo sò, ma so anche che c’è molto altro!!!
Ora quindi, per non arrivare impreparata, mi sto documentando sugli aspetti gastronomici e, anzi, tutti i consigli sono ben accetti ;)
Una cosa che mi intriga molto sono le panelle: gustose frittelle fatte con la farina di ceci che si gustano per strada servite in mezzo al pane. Non avendo mai assaggiato l’originale non so se la mia versione si avvicina a quella ufficiale,  ma sono buonissime, si forma una sottilissima crosticina che racchiude un cuore un pò più morbido ma compatto e dal sapore delicato…. Mmmmh…. Adoro i ceci!!!!

PS: quelle della foto sono fatte in formine ridotte ricavate dagli avanzi della pasta… quelle grandi sono andate subito via ;)

Panelle palermitane

250 gg di farina di ceci
0,75  l di acqua
prezzemolo
sale
limone
olio extra vergine d’oliva

Versare l’aqua in un tegame abbastanza capiente e aggiungere la farina mescolando continuamente evitando la formazione di grumi. Mettere il tutto su fiamma bassa e continuare a mescolare fino ad ottenere un composto cremoso, una ventina di minuti dovrebbe bastare. Aggiugere prezzemolo tritato finemente, mescolare e stendere su di un piano (della grandezza della leccarda da forno) uno strato di composto dello spessore di circa 5 mm. Io ho usato la carta forno, ho versato uno strato, ho spianato con la spatola, ho messo un altro foglio di carta forno e ho dato una leggera passata di mattarello per uniformare lo spessore. Quando il composto si sarà rassodato si può procedere a formare le panelle con un coppapasta tondo oppure ritagliando dei rettangoli con un coltello.
Un’alternativa è quella di versare il composto in una forma cilindrica (una volta solidificato viene via facilmente perchè le superfici diventano scivolose) e poi tagliare delle fette con un coltello. I questo modo però i tempi si allungano poichè la massa da compattare è più grande, occorre quindi aspettare qualche ora o anche una notte.
Una volta ritagliate le panelle si può procedere alla frittura: in un tegame scaldare abbondante olio e friggere fino a quando le superfici risulteranno dorate. Scolare, mettere su un piatto con carta assorbente, cospargere di sale, un pò di pepe se gradito e una spruzzatina di limone se gradito. Si servono calde in mezzo al pane. Possono servirsi anche come gustosissimo aperitivo, magari in formine più piccole ;)

Gli arancini

21 marzo 2010

Una cena con gli amici… prendiamo le pizze… sì, ma allora io che cucino????
Qualcosa dovevo fare e allora ho deciso di fare gli arancini!
Arrivano le prime ordinazioni: una margherita e una napoli, olive ascolane e un fiore di zucca, poi pensate… Marcello vorrebbe un arancino, ma sa che le pizzerie non sempre ce l’hanno quindi dirotta per un supplì! E invece  a sorpresa ha avuto il suo arancino, ma fatto da me ;) e con mia grande soddisfazione ha fatto il bis!
La ricetta è una mia versione, il sugo l’ho fatto senza carne, il formaggio dovrebbe essere caciocavallo ragusano (Dal libro Nivuro di siccia… le ricette di Montalbano ;). Ma sono buoni e sono rimasti ben sodi e compatti. Inutile dire che freddi sono pù buoni… ma chissà perchè ;)

(I miei) Arancini

3 hg di riso
1 cipolla
burro
olio evo
zafferano
1l di brodo vegetale
150g di piselli
passata di pomodoro
sale
provola piccante
2 uova
farina
pan grattato
olio di semi

In una padella mettere un pò di burro e un pò di olio evo e far appassire 1/2 cipolla sminuzzata, versare il riso e tostare per un paio di minuti poi versare di tanto in tanto il brodo vegetale. A metà cottura sciogliere lo zafferano in un pò di brodo e unire al riso. Portare a cottura mescolando di tanto in tanto. Dopodichè lasciare raffreddare.
A parte preparare un sughetto con 1/2 cipolla, un filo d’olio, i piselli, la passata di pomodoro e un pizzico di sale.
Sbattere un uovo, unire un pizzico di sale e unirlo al riso insieme a un pò di provola piccante grattuggiata.
Prendere un pò di riso, dargli una concava e versare un pò di sugo con piselli e un paio di cubetti di provola piccante. Chiudere con un altro pò di riso a formare una sfera (sarebbe stato meglio un cono).
Passare nella farina, poi nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Friggere in abbondante olio. Io ho fatto un pò di olio di semi e un pò di olio extra vergina d’oliva. Quando saranno dorati scolarli e metterli su un foglio di carta assorbente.