Ieri ho improvvisato questo squisito primo piatto, ottimo per salutare i carciofi prima dell’arrivo dell’estate ;)

Mezze maniche carciofi e ricotta salata

500 g di pasta
4 carciofi romaneschi
1 limone
1 spicchio d’aglio
mentuccia
ricotta salata
olio evo
sale
pepe

Pulire i carciofi, tagliarli a metà e dopo averli strofinati con mezzo spicchio di limone metterli a bagno in una ciotola con acqua e limone. Dopodichè scolarli e tagliarli a listarelle sottili.
In una padella (capiente abbastanza per riversarvi la pasta per la legatura finale) fate andare uno spicchio d’aglio e abbondante olio evo. Quando l’aglio inizierà a imbiondire unire i carciofi a listarelle e un pò di mentuccia tritata. Cuocere a fiamma vivace in modo tale da cuocerli mantenendo comunque la croccantezza. Se si ascigano aggiungere un pò del liquido di ammollo acqua-limone. Per la cottura ci vorranno circa 15-20 minuti (io mi ragolo assaggiando ;). Nel frattempo cuocete la pasta in acqua salata avendo cura di mettere da parte una tazza dell’acqua di cottura. Quando la pasta sarà al dente scolarla e versarla nella padella coi carciofi, saltare a fiamma vivace aggiungendo un pò di acqua di cottura della pasta. Togliere dal fuoco e spoverare con un pò di mentuccia fresca. Impiattare e aggiungere scagliette di ricotta salata in abbondanza.

Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.
da Ode al Carciofo (P. Neruda)

Venga a’ lidi tuoi
fè d’opre alte e leggiadre,
o isola del sole, o tu d’eroi
Sicilia antica madre.
Giosuè Carducci

A fine Giugno a Roma si festeggiano i santi patroni SS Pietro e Paolo, quindi non si lavora ;) Quest’anno la festa cade di martedì quindi, approfittando del ponte, abbiamo prenotato un bel week end lungo con destinazione Palermo e san Vito Lo Capo. Non mancheranno tappe a Erice a Trapani e posti che sto pian piano scoprendo su un numero monotematico di Bell’Italia dell’anno scorso. Non ho visto molto di questa terra, ma mi affascina tantissimo per la sua storia, per la sua cultura, per tutti quei popoli che vi hanno lasciato una profonda e meravigliosa traccia. E poi la cucina… quasi mi commuovo al pensiero di poter assaggiare finalmente tutte le bontà finora solo lette nei racconti di Montalbano. Quando andai per la prima volta in Sicilia, a Modica per la precisione, ospite di una compagna del liceo, ero ancora inesperta e inconsapevole di quale ricchezza offrisse questa magica terra, limitandomi solo agli arancini, brioche con gelato, granita, latte di mandorla e assaggiando per lo più la cucina della nonna della mia compagna… non dimenticherò mai quei bei tranci di pesce spada cucinati col sughetto, le olive e i capperi. In effetti non mi è andata male, lo sò, ma so anche che c’è molto altro!!!
Ora quindi, per non arrivare impreparata, mi sto documentando sugli aspetti gastronomici e, anzi, tutti i consigli sono ben accetti ;)
Una cosa che mi intriga molto sono le panelle: gustose frittelle fatte con la farina di ceci che si gustano per strada servite in mezzo al pane. Non avendo mai assaggiato l’originale non so se la mia versione si avvicina a quella ufficiale,  ma sono buonissime, si forma una sottilissima crosticina che racchiude un cuore un pò più morbido ma compatto e dal sapore delicato…. Mmmmh…. Adoro i ceci!!!!

PS: quelle della foto sono fatte in formine ridotte ricavate dagli avanzi della pasta… quelle grandi sono andate subito via ;)

Panelle palermitane

250 gg di farina di ceci
0,75  l di acqua
prezzemolo
sale
limone
olio extra vergine d’oliva

Versare l’aqua in un tegame abbastanza capiente e aggiungere la farina mescolando continuamente evitando la formazione di grumi. Mettere il tutto su fiamma bassa e continuare a mescolare fino ad ottenere un composto cremoso, una ventina di minuti dovrebbe bastare. Aggiugere prezzemolo tritato finemente, mescolare e stendere su di un piano (della grandezza della leccarda da forno) uno strato di composto dello spessore di circa 5 mm. Io ho usato la carta forno, ho versato uno strato, ho spianato con la spatola, ho messo un altro foglio di carta forno e ho dato una leggera passata di mattarello per uniformare lo spessore. Quando il composto si sarà rassodato si può procedere a formare le panelle con un coppapasta tondo oppure ritagliando dei rettangoli con un coltello.
Un’alternativa è quella di versare il composto in una forma cilindrica (una volta solidificato viene via facilmente perchè le superfici diventano scivolose) e poi tagliare delle fette con un coltello. I questo modo però i tempi si allungano poichè la massa da compattare è più grande, occorre quindi aspettare qualche ora o anche una notte.
Una volta ritagliate le panelle si può procedere alla frittura: in un tegame scaldare abbondante olio e friggere fino a quando le superfici risulteranno dorate. Scolare, mettere su un piatto con carta assorbente, cospargere di sale, un pò di pepe se gradito e una spruzzatina di limone se gradito. Si servono calde in mezzo al pane. Possono servirsi anche come gustosissimo aperitivo, magari in formine più piccole ;)

Barcelona

31 gennaio 2010

Tra qualche giorno rivedrò la mia amata Barcellona.
Nei miei ricordi i colori, le forme, i suoni variopinti, così diversi ma sempre armoniosi.
Percorrevo le stradine della città vecchia, e mi perdevo stordita dall’odore di peperoni e di aglio che esalava dalle finestre. Incantata dalla musica che si perdeva nei vicoli del barrio gotico, camminavo lungo la Rambla e arrivavo fino al mare.

Un omaggio a Fernando Pessoa e al viaggio

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non aver radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!

Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!

Viaggiare così è viaggio,
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

(Fernando Pessoa)

Aspettando l’estate

21 gennaio 2010

Questo è un piatto estivo lo so, ma quando al supermercato vedo dei pomodori sodi, maturi e succulenti non riesco a resistere, così l’altro giorno li ho presi.
La preparazione è semplice, si possono fare il giorno prima e si mangiano anche freddi (anche per questo è un piatto adattissimo per l’estate e per le cene a buffet). Li ho preparati ieri sera e ho detto ad Andy che oggi poteva mangiarne un po’ a pranzo… tanto sapevo già che come al solito non si sarebbe tenuto e ne avrebbe mangiati almeno tre ;) Torno a casa, apro il forno …infatti!!!
Le patate si accompagnano bene a questo piatto e di solito non bastano mai, quindi se vi piacciono particolarmente siate generosi, ma attenzione a farle entrare nella teglia!
Io ho usato le patate di Leonessa, comprate durante un week end con degli amici, buonissime e saporitissime, specialmente fatte al forno.

Pomodori con il riso

8 pomodori da riso (quindi maturi e abbastanza grandi)
2 bicchieri colmi di riso
Olio
Prezzemolo
Aglio
sale
Pepe
3 patate grandi

Tagliare la calotta dai pomodori (serviranno come coperchietto). Svuotare i pomodori della polpa e del liquido e porre il tutto in una ciotola, schiacciare un pò e unire il riso, un pizzico di sale, 2 cucchiai di olio, una spolverata di pepe, il prezzemolo tritato e uno spicchio di aglio. Mescolare e lasciare a riposo per una mezz’oretta. Nel frattempo pelare le patate e mettere a bagno in acqua per 5 minuti. Dopodiché asciugarle bene e tagliarle a tocchetti. Passata la mezz’ora salare leggermente i pomodori e riempirli con il riso (solo per tre quarti, altrimenti in cottura il riso aumenterà di volume e i pomodori si spaccheranno) e ricoprirli con la calottina. Mettere pomodori ripieni e patate in una teglia ben oleata unire sale, poco pepe e ancora un po’ di olio.
Infornare a 180° per 1 ora.

Un omaggio all’estate che comincia a mancarmi… 

Estiva
di Vincenzo Cardarelli
Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario
 – dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce 
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.