Spunti di cucina catalana

18 febbraio 2010

Allora, qualche giorno fa vi dicevo che vi avrei parlato delle avventure gastronomiche Barcellonesi.

Come tradizione spagnola vuole, non potevo non far provare ad Andrea le famosissime tapas, gustosi stuzzichini da assaporare al bancone del locale di turno. Possono variare dalle crocchette di patate o baccalà alle bruschettine farcite di Jambon (prosciutto), peperoncini verdi, piccoli peperoni rossi ripieni di baccalà, agli spiedini di pesce o di carne. Poi ci sono le varie alicette, tortilla, ceci con cipolle e pomodori, vongole, cozze, cannolicchi e via dicendo… Alcune tapas sono dette pinchos e sono infilzate con degli stecchini. Provatele nei bar più semplici che abbiano preferibilmente solo il bancone (specializzati quindi nelle tapas) come quelli che si trovano al mertato della Boqueria, come Pinotxo, El Quim de la Boqueria o il Kiosko Universal. Quì troverete il pesce freschissimo (mai di lunedì ;))

Ad accompagnare il prosciutto (che si vende a peso d’oro: l’ho visto addirittura a 154€ al kg!!!) si usa a Barcellona servire il pan con tomato, delle fette di pane abbrustolito su cui si spalma un pomodoro ben maturo, condito con un filo d’olio e un pizzico di sale.
Ci sono vari locali in giro per la città, molto semplici ma molto caratteristici, che a pochi euro offrono solo pan con tomato e delle fette di buonissimo prosciutto, accompagnati da sangria o da birra (al massimo in più ci può stare un pò di formaggio e delle olivette). Durante le altre mie visite ne avevo trovato uno nella città vecchia, rustico ma molto carino, all’ingresso c’era un bancone e appesi al soffitto una miriade di prosciutti e c’era un soppalco dove si mangiava su dei tavoli di legno grezzo (ovviamente senza tovaglia!).  Ci andavo spesso con mio fratello e i miei cugini (ah che bei ricordi!) Stavolta un pò per il freddo, un pò per la pioggia, un pò perchè quando Andrea ha fame non ha tanta voglia di girare, non lo abbiamo trovato.
In compenso abbiamo trovato questi e tutto sommato non ci è andata male:

Bar Lobo
http://www.grupotragaluz.com/barlobo/
Pintor Fortuny 3

Sembrerà una strana coincidenza, ma il locale più carino provato durante il nostro soggiorno ce l’avevamo proprio sotto l’albergo. Il Bar Lobo è un ristorante informale, con un arredamento curato ma casuale, un mix di retrò e di industriale, con dei grossi finestroni da cui entra all’ora di pranzo una luce molto piacevole. Sempre pieno di gente (anche a mezzanotte) ma molto tranquillo. Quì abbaimo provato un pò di tapas: jambon (prosciutto), carciofi fritti e calamari alla catalana (calamaretti interi fritti, morbidissimi!) poi, tra le portate vere, del carpaccio di polipo con paprika dolce e peperoncini verdi (una bontà) e un’insalata con tomino alla griglia condita con noci, pinoli e uvetta, patatine (stick molto sottili) con uovo e jambon, e delle verdure saltate.

Can Culleretes
http://www.culleretes.com/
C/ Quintana, 5 (Ferran and Boqueria)
Phones number : 93 317 30 22 – 93 317 64 85

Il ristorante più antico della città, l’atmosfera che si respira è quella del classico ristorante/trattoria della domenica. Pieno di gente, l’arredamento è quello di 30 anni fa, il servizio è attento e veloce e si mangia molto bene a prezzi accessibili. Abbiamo assaggiato dei buonissimi cannelloni con spinaci e baccalà, della paella e sopa de marisco (zuppa di pesce). Il tutto accompagnato da sangria anch’essa ottima. La crema catalana, servita in ciotoline d’acciaio, era buona ma non mi ha convinto: lo zucchero era molto bruciacchiato (modestia a parte meglio la mia!!!) Da tornarci per provare le altre specialità.

El Rovell del Born
http://www.elrovelldelborn.com/
Carrer Argenteria 6

Il locale è molto molto carino, un mix di legno caldo e complementi d’arredo rosso laccato, tra le specialità: uova cucinate in vari modi (quello forte quì sembra essere con le patate), crocchette, pinchos e tapas di pesce. Nei piatti che abbiamo preso, dalla presentazione molto curata, abbiamo fatto fatica a trovare e a distinguere i sapori che risultavano abbastanza piatti. E infatti neanche me li ricordo… mi tornano alla mente delle alicette con una salsetta verde che sapeva di cetriolo (probabilmente una rivisitazione del gazpacho) e una zuppetta di asparagi e polipo.

El Glop de la Rambla
http://www.elglopdelarambla.com/

La cucina a vista offre ottime specialità della cucina catalana tradizionale. Abbiamo mangiato carciofi alla brace e un cosciotto d’anatra alla catalana morbido e gustosissimo, cucinato con uvetta pinoli e prugne secche. Il miglior posto dove ho mai mangiato a Barcellona. I prezzi sono accessibilissimi.
Solo dopo aver fatto l’ordinazione e aver avuto i nostri piatti ho notato qualche commensale a cui mettevano dei bavaglioli e davano un guanto di plastica per mangiare una sorta di cipollotti o porri (non ho capito bene) cotti alla brace e mangiati con le mani. Ora ho scoperto che erano i calçots, dei cipollotti coltivati in modo particolare arrostiti su brace di tralci di vite e si condiscono con una salsa elaborata di pomodoro, peperone, menta e nocciole.

Euskal Etxea
1-3 Montcada

Tornando alle tapas state sempre in guardia e chiedete sempre i prezzi prima di chiedere sfizietti a go go. Se il locale non espone correttamente i prezzi e non si conoscono benissimo le lingue, soprattutto il catalano che è un pò diverso dal castigliano (lo spagnolo parlato nel resto della Spagna), le tapas possono essere mooolto costose. Quindi se siete viaggiatori poco esperti (cosa che non pensavo di essere ma tant’è) e affamati e se come noi incontrate all’estero l’unico cameriere italiano (barese) che si infastidisce di fronte a due turisti italiani (romani), evitate di sedere al bancone e preferite mangiare accomodandovi a tavola. Le altre volte ci aveva detto bene , ma l’ultimo pranzo per un piattino di alicette, un piattino di ceci, un piattino di insalata con la feta greca, 4 crostini e due bicchieri di vino ci è costato la bellezza di 45 euro. Uno sproposito se pensate che i nostri pranzie cene (da seduti) non avevano mai superato i 50/60€. Se penso che per un aperitivo da Gusto a Roma si può mangiare a volontà (sempre nei limiti della decenza ;)) e bere un bicchiere di buon vino per 9€ mi viene una rabbia!!!!

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Barcelona m’encanta. Anche d’inverno è una città bellissima e il suo popolo è così accogliente da non farci sentire il freddo di questi giorni.
La prima cosa che colpisce quando si arriva all’aeroporto (non ci avevo mai fatto caso, me l’ha fatto osservare Andrea) è la calma e il silenzio nonostante le centinaia di persone che lo invadono ogni giorno. A Fiumicino ci siamo lasciati dietro la confusione, il frastuono e il brusio. A El Prat abbiamo trovato un aeroporto silenzioso, rilassante, pulito, con spazi aperti e luminosi. Un paradiso.
L’albergo, a due passi dalla Rambla e da Plaza de Catalunya è un tre stelle ben curato e molto tranquillo, già ci sentiamo a casa. Andrea è felicissimo e questo per me è il regalo più bello.
Inizia il nostro giro… la città vecchia con le sue stradine piene di mistero e di intimità, pervase dalla melodia di una cantante di strada, le botteghe che si portano dentro un’atmosfera d’altri tempi. La boqueria (il mercato de Saint Joseph) con il suo ordine meticoloso, le forme, i colori e i cibi più strani. La crepe più buona mai assaggiata finora (con cioccolato bianco, cioccolato nero e cocco) ce la siamo gustata proprio lì, in mezzo al chiasso del mercato più colorato della città.
Abbiamo percorso la Rambla e siamo arrivati fino a Port Vell, abbiamo camminato sulla Rambla del Mar accompagnati dal rumore del vento e dei gabbiani. E poi il mare che fa di Barcellona una città così spensierata, così calorosa e amichevole.
La Sagrada Famiglia, questo gigante incompiuto che sembra il gioco di un bambino che innnalza al cielo torri di sabbia di mare. E poi Plaza de Espana con le sue fontane che danzano al suono della musica, anche quì, gioia, colori e spazi aperti. La citta ci accoglie e ci scalda con la sua magia.
Gaudì e le sue case, i colori e l’uso dello spazio e della luce, l’imitazione continua della perfezione della natura fanno dei suoi edifici dei gioielli dell’architettura moderna, pura poesia della materia e della tecnica. Ed ecco casa Milà, casa Batlò e Parc Guell che ci ha regalato una bella mattinata di sole.
A sorpresa scopriamo che la settimana intorno al 12 febbraio si festeggia Sant’Eulalia, detta la Laia. Eulàlia era una ragazzina che nel IV secolo si ribellò alle ingiustizie della persecuzioni dei cristiani da parte dell’Impero Romano. A 13 anni, senza mai rinnegare la sua fede cristiana, si recò da Sarrià, paese di nascita, a Barcellona per chiedere al console di cessare le persecuzioni.
Fu imprigionata e sottoposta dai romani a 13 torture, tante quanti i suoi anni. Tra le atrocità che le furono inflitte: fu chiusa in un barile pieno di chiodi e fatta rotolare in una strada (identificata dalla tradizione con l’attuale Baixada de Santa Eulalia “discesa di Sant’Eulalia”). Le furono tagliati i seni. Fu crocifissa nuda su una croce a forma di X. Si narra che dal cielo scesero dei fiocchi di neve a coprireil suo piccolo corpo nudo. Alla fine fu decapitata a Placa de l’Angel. Una colomba simbolo della sua anima volò dal suo petto alla fine del martirio.
La rivolta di Eulalia mise in moto delle petizioni popolari che spinsero il Console romano a sospendere le persecuzioni.
Da allora Sant Eulalia è diventata un riferimento per tutti i Barcellonesi, che la invocano in tutti i momenti, di gioia e di pericolo. Il suo corpo fu sepolto originariamente a Santa Maria de les Arenes (oggi Santa Maria del Mar); fu nascosto durante la conquista araba della Spagna nel 713 e ritrovato solo nel 878. Nel 1339, fu collocato in un sarcofago d’alabastro nella cripta della nuova Cattedrale di Sant’Eulalia dove il chiostro è difeso da 13 oche in memoria degli anni e dei martiri inflitti alla santa bambina.
Nel 1998 l’artigiano Xavier Jansana ha creato la Laia, un pupazzo gigante dedicato a tutti i bambini della città, che personifica Eulalia e il suo coraggio. In suo onore ogni anno si tiene la più grande festa d’inverno della città. Una festa dedicata ai piccoli che abbracciano lo spirito di solidarietà e i valori incarnati dalla Santa.
La Laia e i gegantes, dei grossi pupazzi vestiti in abiti tradizionali mossi da chicos e da chicas da Placa del Rey sfilano per le strade della città vecchia fino alla cattedrale in un gioioso corteo di bambini, di musica e di colori.

Stasera per sentirci ancora un pò in Spagna ho preparato una tortilla di patate. Nei prossimi post vi racconterò delle avventure gastronomiche del nostro soggiorno a Barcellona.

Tortilla di patate

2 patate
3 uova
1 cipolla
sale
olio extra vergine d’oliva
paprika

Sbucciare le patate e tagliarle a piccoli tocchetti e metterle in una padella con abbondante olio extra vergine d’oliva. Girare di tanto in tanto. Tritare finemente la cipolla e unirla alle patate quando saranno giunte a metà cottura. Ultimata la cottura delle patate toglierle dalla padella e asciugarle dell’olio in eccesso. Sbattere le uova con un pizzico di sale e una spolverata di papriKa. Unire le patate e cuocere in padella con un filo di olio.

Barcelona

31 gennaio 2010

Tra qualche giorno rivedrò la mia amata Barcellona.
Nei miei ricordi i colori, le forme, i suoni variopinti, così diversi ma sempre armoniosi.
Percorrevo le stradine della città vecchia, e mi perdevo stordita dall’odore di peperoni e di aglio che esalava dalle finestre. Incantata dalla musica che si perdeva nei vicoli del barrio gotico, camminavo lungo la Rambla e arrivavo fino al mare.

Un omaggio a Fernando Pessoa e al viaggio

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non aver radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!

Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!

Viaggiare così è viaggio,
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

(Fernando Pessoa)