Leaving for London

8 settembre 2010

Eccomi quì per un veloce saluto: domani parto per Londra quindi per qualche giorno non ci saranno nuove ricettine!
Anche se ormai è la terza volta che vado, ogni consiglio è ben accetto, quindi se avete suggerimenti su posti da visitare, ristorantini in cui mangiare, cose buone da comprare (bagaglio permettendo) fatevi avanti, io vi leggerò anche da lì ;)
Auguro a tutti voi che passate di quì una buona conclusione di settimana :)

Un abbraccio a tutti!
A presto,
Alice

Questo è l’augurio inciso sull’etichetta di una bottiglia di acquavite prodotta e imbottigliata da Giampaolo.

Come mi suggerivano alcuni di voi e per quanto ho potuto scoprire durante il mio piccolo soggiorno, la Sardegna è molto di più del bel mare, delle spiagge cristalline della costa Smeralda, delle ville dei personaggi famosi e dei locali più chic.

La Sardegna, quella vera, è fatta di poche cose semplici, essenziali ma di una qualità che sfiora l’eccellenza, frutto dell’amore dei Sardi per la loro terra e dell’impegno che mettono nel difenderla.
La nostra vacanza inizia quando un sabato sera lasciamo il continente… buffa espressione questa, ma così vera… all’arrivo troviamo una terra completamente diversa da quella che ci lasciamo alle spalle. Sul nostro orizzonte il promontorio di Tavolara, il profumo del mirto, del ginepro e del mare. Lu Fraili è una piccola frazione a pochi km da San Teodoro, dove ci aspettano Monica, Tommy e i mitici Giampaolo e Francesca, che ci hanno accolto come due di famiglia.

Piccola premessa, se andate in Sardegna con dei Sardi dimenticatevi la dieta. Per il pranzo del primo giorno Francesca ci ha preparato dei fantastici spaghetti con la bottarga, e  una fiamminga di carne in cui si sente forte l’odore del ginepro, morbidissima dal sapore intenso ma delicato, solo dopo averla assaporata e gustata Giampaolo ci rivela che era carne d’asino, vi assicuro che è fantastica.

E quì scatta la seconda premessa, dovete sapere che Giampaolo, il papà di Monica, è un integralista del cibo sano e genuino, lui mangia solo cose di provenienza da lui garantita e certificata ;) per questo conosce tutti i posti doc della zona del nuorese dove comperare e mangiare cose di qualità. La sua saggezza nella cultura del buon mangiare mi incantano, avrei ascoltato per ore i suoi racconti e le sue spiegazioni.
Il pranzo continua con delle chicche di formaggio di capra, ricotta fresca deliziosa, ricotta stagionata e pecorino.
Il mare è meraviglioso, non me ne vogliano i siciliani ma batte quello di San Vito, avrei nuotato per ore in quell’acqua cristallina dove stavo tranquilla perchè tutto davanti a me era limpido e trasparente.Abbiamo visto tante bellissime spiagge: lo Impostu, la Cinta, Cala Brandinchi, ma il top lo tocchiamo quando in una giornata di vento Monica propone di andare a Cala Girgolu una serie di piccole calette tra sabbia e scogli dove c’è una pietra che sembra una tartaruga. Arriviamo con la macchina fino a una strada dove c’è una sbarra, lì parcheggiamo e ci avventuariamo a piedi tra grandi ville che hanno una vista magnifica sul mare, anche l’accesso alle spiagge è sbarrato e ci dobbiamo avventurare fra gli scogli e i cespugli. Se decidete di andare evitate gli infradito ;)  Le calette che incotriamo sono deliziose, minuscole, ma purtroppo già occupate, continuiamo seguendo la “capretta”, come è stata ribattezzata Monica che si arrampica come uno stambecco tra le rocce.  Arriviamo finalmente in una caletta un pò più grande dove ci sono solo altre 4 persone. Il paesaggio è stupendo: una piscina naturale dal colore turchese circondata da scogli lisci di un colore roseo e l’isola di tavolara sullo sfondo. Cosa chiedere di meglio per il mio ultimo giorno di mare?L’ultimo giorno della vacanza è dedicato ad un’escursione nel Supramonte di Baunei. La strada è tanta, fatta di tornanti che si abbarbicano per le montagne, di maiali che attraversano la strada, di caprette, di asini che pascolano beatamente al nostro passaggio. Arriviamo a Baunei e li ci aspettano con delle Jeep che ci conducono fino al supramonte. Così, percorrendo strade sterrate che diventano sempre più sconnesse, arriviamo in un paesaggio quasi lunare, dove il tempo sembra essersi fermato. La terra arsa dal sole, le pietre aguzze fanno di quel posto una terra all’apparenza ostile alla vita ma incredibilmente rigogliosa di piante profumate, di ulivi secolari e ginepri. Una chiesetta bianca, di chiara influenza spagnola, si erge nell’infinito deserto di terra rossa in cui pascolano mucche e asini. Un enorme camino e tavoli e sedie di roccia usati dai pastori per trovare un pò di ristoro. Immagino la notte buia, illuminata solo dalle stelle e dalla luna, e il rumore del vento che accarezza i rami di ginepro.
La seconda tappa è un posto meraviglioso in cui possiamo ammirare da supramonte il mare sottostante. Davanti ai nostri occhi si apre un mare di un blu intenso che dirada nel verde della cala di Pedra Longa. Il sole, il vento, il mare, l’odore di una terra selvaggia ci regalano un senso di profonda libertà.
Arriviamo all’ovile che si staglia proprio sopra Cala Goloritzè dove mangeremo col pastore e con la sua famiglia. La vista è fantastica, all’orozzonte si apre un mare sconfinato. Tutto è fatto di pietra e di rami ed è quasi tutto come centinaia di anni fa. Nel grosso camino gira uno spiedo con dei grossi pezzi di maiale e capra. La tavola è apparecchiata con piatti e bicchieri di terracotta. Gustiamo prosciutto, salsiccette, olive e la fruhe, un formaggio fresco fatto di caglio di latte di capra, morbido, dal sapore acidulo e di una freschezza unica. Poi arrivano dei vassoi con dei colurgiones, morbidissimi e gustosissimi ravioli ripieni di patate e formaggio conditi con un sugo di carne di capra. Peccato non averne presi di più, non ne avevo mai mangiati di così buoni!!
Poi arriva il pezzo forte la carne di maiale e di capra che, mentre noi mangiavamo beatamente il resto, continuava a rosolare sullo spiedo. Che dire… una morbidezza e un sapore meravigliosi!
Concludiamo in bellezza prima con del formaggio di capra sapientemente tagliato da Giampaolo e poi con una gustosissima sevada, altro raviolo stavolta dolce, ripieno di formaggio, fritto nell’olio e condito con miele. Una bontà e un piccolo strappo alla regola per la mia dieta da dolce!
La Sardegna mi ha lasciato nel cuore ricordi bellissimi ed emozioni indimenticabili, i profumi, i sapori, la brezza del vento, i sorrisi delle persone incontrate, l’ospitalità e l’amore dei Sardi per la loro bellissima terra. Tornerò, magari a Novembre con Monica a cogliere le olive nell’uliveto di Giampi ;)

Ricordi di San Vito

16 luglio 2010

Hola amici, rieccomi dopo breve pausa in cui a dire il vero non ho concluso un granchè ;) E’ che in questo ultimo periodo ho molto trascurato i fornelli, un pò per il caldo che non mi ispira molto, un pò perchè, chissà come, ho la capacità di addensare gli impegni tutti nello stesso periodo. Ieri però mi sono concessa un’oretta e mezza (non di più perchè poi l’ennesimo impegno mi richiamava all’ordine) per preparare questa gustosa caponatina. Un ricordo di Sicilia che riecheggiava in me praticamente da quando sull’aereo stavamo rientranbdo a Roma. Così, acquistate 4 belle melanzane, ho iniziato a documentarmi su quale fosse quella originale. Tra dubbi e perplessità… pinoli o non pinoli, aceto bianco o aceto rosso, ecc. ecc. per la preparazione, alla fine,  ho scelto la ricetta contenuta nel libro ‘Nivuro di siccia’, ispirata alle avventure del più astuto commissario Siciliano (Montalbano ;).

“Appena aperto il frigorifero la vide. La caponatina! Sciavurosa, abbondante, riempiva un piatto funnuto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane nel sacco di plastica era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida”
Andrea Camilleri – La gita a Tindari

Caponatina

4 melanzane medie
6 gambi di sedano
2 cipolle
5 pomodori maturi
150 g di olive verdi denocciolate
1 cucchiaio di capperi sotto sale
1 cucchiaio di zucchero
1/4 di bicchiere di aceto di vino rosso
1/2 bicchiere di olio evo
1 ciuffo di basilico fresco
sale
pepe

Lavare le melanzane e tagliarle a cubetti lasciando la buccia, salare e mettere in uno scolapasta con un peso sopra (una pentola con dell’acqua ad esempio). Lasciarle per circa un’ora. Passata l’ora risciacquare e asciugare bene con della carta assorbente o con un panno. Nel frattempo lavare il sedano e tagliarlo a tocchetti, dopodichè sbollentarlo per una decina di minuti. Sbollentare anche i pomodori per qualche minuto, eliminare la pelle eliminare i semi e tagliare a tocchetti. Affettare finemente la cipolla, tagliare a pezzetti le olive e sciacquare i capperi. In una grossa padella scaldare l’olio e friggere le melanzane 4 minuti per lato. Scolare con una schiumarola e mettere da parte. Nello stesso olio dove hanno fritto le melanzane, versare cipolla e dedano, rosolarere leggermente e aggiungere pomodoro, olive e capperi. Aggiustare di sale e pepe e continuare la cottura a fuoco basso per 5 minuti. Aggiungere le melanzane e cuocere per altro 10-15 minuti mescolando delicatamente. Aggiungere prima lo zucchero poi l’aceto e mescolare. Fare andare per altri 3-4 minuti. Guarnier con il basilico fresco e servire tiepida o fredda. Aò non so se è l’originale, ma è bbona!!!!

Eccomi di nuovo tra voi, dopo questa breve vacanza, con il ricordo di una terra fantastica dove conto di tornare al più presto!!! Ringrazio chi è passato di quì e chi ha lasciato il suo saluto mentre ero via :)
Il mare di San Vito lo Capo è meraviglioso e la sua spiaggia di sabbia bianca non hanno niente da invidiare a quelle dei caraibi e non sto esagerando affatto: l’acqua è cristallina e bassa per parecchi metri con i pescetti che nuotano qua è là ed è un paradiso per me che ho un pò di timori di fronte all’immensità del mare (nonostante io sia una nuotatrice provetta ;) 
Il B&B che avevamo prenotato online (Adduari) era perfetto, in zona pedonale, in pieno centro e a pochi passi dal mare, con una verandina munita di frigorifero dove ci siamo gustati, oltre al fresco della sera, le colazioni servite direttamente in camera e un pranzetto rimediato in un forno/gastronomia a base di inasalata di mare, isalata di patate, fagiolini olive e cipolle rosse e un pò di pane caldo e croccante.
Il paesino è l’ideale per godersi un pò di relax, tutto è a portata di mano e gran parte delle strade intorno al mare sono pedonali, proprio per questo abbiamo pagato lo scotto di una bella multina e della macchina rimorchiata. Esistono infatti tre tipi di parcheggi a San Vito: quelli gialli per i residenti, quelli blu a pagamento e quelli bianchi con disco orario. Ci dicono però che il disco orario non è controllato, la signora da sopra un balcone ci rassicura, parcheggiate, parcheggiate, tanto non vi dice niente nessuno, potete lasciarla anche per qualche ora. E così facciamo, dopo aver pagato qualche euro di parcheggio blu, la lasciamo lì e ce ne andiamo beatamente al mare a goderci un pò sole.  Ce ne torniamo al B&B, una doccetta poi, pronti  per andare a cena in qualche buon ristoranrtino a gustarci il cous cous, ci incamminiamo per i vicoletti di San Vito. Ci viene in mente di dare un’occhiatina alla macchina, così per stare un pò più tranquilli. Arrivati sul posto notiamo che in quella via non c’è più nemmeno l’ombra di un’auto, tantomeno della nostra… ;( Ci dicono che è stata rimorchiata una mezz’oretta prima, perchè quella zona dalle 19:30 in poi diventa pedonale…. sigh! Tanto per sapere esiste anche un parcheggio comunale gratis con una navetta ogni 15 minuti… ma stavolta siamo stati troppo comodini ;)
Vabbè… fatto sta che ci incamminiamo verso l’autorimessa di Salvatore Genna, che è diventato il nostro beniamino perchè da questa piccola sventura è uscito qualcosa di buono. Dopo aver pagato il rimorchio e sbrigato le faccende burocratiche mi viene in mente di chiedere a lui, che è del posto, un buon ristorantino dove gustarci del buon pesce. Ci indirizza da La Carbonella, il ristorante di una sua carissima amica, ci da il biglietto da visita del ristorante, ci dice di chiedere di Maria e di dirle che ci manda Salvatore, poi penserà a tutto lei. Ed è quì che facciamo la conoscenza di una donna splendida, con un energia che ti avvolge e ti rapisce, che parla dei suoi piatti con un trasporto e una passione che solo una siciliana verace può avere.
Ci dice che non possiamo andare via da San Vito senza aver assaggiato la sua caponatina, poi ci consiglia delle busiate ai frutti di mare e prendiamo anche un cous cous di pesce. Il tutto accompagnato da uno chardonnay Fina buonissimo! Per la caponatina ho avuto un momento di commozione e credo veramente che mai ne assaggerò una più buona!
Il secondo giorno, poi tocchiamo l’apice con delle trenette ai ricci di mare freschissimi e una grigliata mista. L’ultimo giorno (si perche ci siamo andati tutte le sere!) cena a base di pesce spada freschissimo, che gli era arrivato in giornata appena pescato: ripetiamo l’esperienza della caponatina, per mantenerci fresco il ricordo e il sapore sublime, poi ci consiglia delle busiate con pesce spada, melanzane e granella di mandorle (ulteriore momento di commozione) e per finire pesce spada con un sughetto di pomodorini, capperi e olive nere.


Gita a Erice, bellissimo paesino, abbarbicato su un’alta collina che sovrasta il mare e offre un panorama mozzafiato sul golfo di Trapani. Con le sue stradine acciottolate, lucidate dal sole e dalle migliaia di passi che lo hanno levigato, le sue torri e i suoi merli medioevali, le ceramiche artigianali di un colore rosso fuoco. E quì ho assaggiato una cassatina impeccabile… alla faccia della glicemia alta e ho preso un bellissimo vaso rosso da mettere a casa che arriverà tra qualche giorno!
Poi Trapani, con le tonnare e il suo corso brulicante e Marsala e le saline e i mulini a vento di Mothia!


Piccolo inciso: Maledette compagnie low cost!! …quante cose buone avrei voluto comperare… ma il piccolo bagaglio a mano purtroppo non me lo consentiva… chissà come mai poi con me sono iperfiscali (pure la borsetta da viaggio piatta che porto di solito a tracolla mi hanno fatto mettere nel trolley… e che è!!!!) la prossima volta mi porto solo un paio di pantaloncini, una canotta e un costume e allora si che potrò accaparrarmi tonno, bottarga, mandorle, capperi, olive, sale e dolcetti vari!!!! Sono andata via con un nodo in gola lasciando lì tutto quel ben di Dio che mi ispirava… oh se mi ispirava!!
Finito il soggiorno a San Vito ci siamo incamminati verso Palermo facendo tappa a Segesta per vedere il Tempio greco e il l’anfiteatro. Che dire, meravigliosi, immersi in una campagna sconfinata. Il tempo sembrava essersi fermato.


E poi Palermo città con un fascino tutto suo, ci ha rapito il cuore con le sue mille contraddizioni… ma questo è un altro post… per oggi può bastare no? ;)

Venga a’ lidi tuoi
fè d’opre alte e leggiadre,
o isola del sole, o tu d’eroi
Sicilia antica madre.
Giosuè Carducci

A fine Giugno a Roma si festeggiano i santi patroni SS Pietro e Paolo, quindi non si lavora ;) Quest’anno la festa cade di martedì quindi, approfittando del ponte, abbiamo prenotato un bel week end lungo con destinazione Palermo e san Vito Lo Capo. Non mancheranno tappe a Erice a Trapani e posti che sto pian piano scoprendo su un numero monotematico di Bell’Italia dell’anno scorso. Non ho visto molto di questa terra, ma mi affascina tantissimo per la sua storia, per la sua cultura, per tutti quei popoli che vi hanno lasciato una profonda e meravigliosa traccia. E poi la cucina… quasi mi commuovo al pensiero di poter assaggiare finalmente tutte le bontà finora solo lette nei racconti di Montalbano. Quando andai per la prima volta in Sicilia, a Modica per la precisione, ospite di una compagna del liceo, ero ancora inesperta e inconsapevole di quale ricchezza offrisse questa magica terra, limitandomi solo agli arancini, brioche con gelato, granita, latte di mandorla e assaggiando per lo più la cucina della nonna della mia compagna… non dimenticherò mai quei bei tranci di pesce spada cucinati col sughetto, le olive e i capperi. In effetti non mi è andata male, lo sò, ma so anche che c’è molto altro!!!
Ora quindi, per non arrivare impreparata, mi sto documentando sugli aspetti gastronomici e, anzi, tutti i consigli sono ben accetti ;)
Una cosa che mi intriga molto sono le panelle: gustose frittelle fatte con la farina di ceci che si gustano per strada servite in mezzo al pane. Non avendo mai assaggiato l’originale non so se la mia versione si avvicina a quella ufficiale,  ma sono buonissime, si forma una sottilissima crosticina che racchiude un cuore un pò più morbido ma compatto e dal sapore delicato…. Mmmmh…. Adoro i ceci!!!!

PS: quelle della foto sono fatte in formine ridotte ricavate dagli avanzi della pasta… quelle grandi sono andate subito via ;)

Panelle palermitane

250 gg di farina di ceci
0,75  l di acqua
prezzemolo
sale
limone
olio extra vergine d’oliva

Versare l’aqua in un tegame abbastanza capiente e aggiungere la farina mescolando continuamente evitando la formazione di grumi. Mettere il tutto su fiamma bassa e continuare a mescolare fino ad ottenere un composto cremoso, una ventina di minuti dovrebbe bastare. Aggiugere prezzemolo tritato finemente, mescolare e stendere su di un piano (della grandezza della leccarda da forno) uno strato di composto dello spessore di circa 5 mm. Io ho usato la carta forno, ho versato uno strato, ho spianato con la spatola, ho messo un altro foglio di carta forno e ho dato una leggera passata di mattarello per uniformare lo spessore. Quando il composto si sarà rassodato si può procedere a formare le panelle con un coppapasta tondo oppure ritagliando dei rettangoli con un coltello.
Un’alternativa è quella di versare il composto in una forma cilindrica (una volta solidificato viene via facilmente perchè le superfici diventano scivolose) e poi tagliare delle fette con un coltello. I questo modo però i tempi si allungano poichè la massa da compattare è più grande, occorre quindi aspettare qualche ora o anche una notte.
Una volta ritagliate le panelle si può procedere alla frittura: in un tegame scaldare abbondante olio e friggere fino a quando le superfici risulteranno dorate. Scolare, mettere su un piatto con carta assorbente, cospargere di sale, un pò di pepe se gradito e una spruzzatina di limone se gradito. Si servono calde in mezzo al pane. Possono servirsi anche come gustosissimo aperitivo, magari in formine più piccole ;)

Da domenica ogni volta che apro il frigorifero sono avvolta da un intenso odore che assomiglia molto a quello del gas. Mi spaventerei moltissimo se non sapessi che dentro un contenitore, avvolti ben bene in un tovagliolo di carta, ci sono i miei tre tartufetti neri acquistati in quel di Norcia, durante la mostra mercato del tartufo. L’esperienza si è rivelata davvero interessante e ho scoperto che Norcia è una cittadina deliziosa, con le sue stradine, le sue botteghe e i suoi edifici medioevali.
C’erano moltissimi stand, non solo di tartufi e affini, ma anche di prodotti tipici umbri.

Le strade erano affollate di gente e io balzavo da una parte all’altra in cerca di bontà. Ho comprato un sacco di cosette buone e ne ho assaggiate altrettante. Innanzitutto mi sono accaparrata due coglioni di mulo e una palla del nonno… Non vi scandalizzate: si tratta di salumi!!!! Il primo è un salame che si vende a coppia (proprio come gli attributi da cui prendono il nome) e al centro ha una piccola sfera di lardo di colonnata che gli conferisce una sapore unico, davvero squisito. Il secondo non l’ho ancora tagliato, ma vi farò sapere presto ;) Poi ho comprato un salame al tartufo, un pecorino stagionato, una pizza al formaggio dolce, 3 tartufetti neri con i quali ho condito i tagliolini e un pezzo di ricotta allo zafferano. 
Il pezzo forte però viene dalla Lucania, regione che la fiera ospitava, ed è un bel pezzo di formaggio tipo provola di latte d’asina. Non avevo mai assaggiato un formaggio del genere, ma vi assicuro che il sapore è una sorpresa, delicato ma allo stesso tempo deciso, ha lasciato senza parole me e la mi amichetta Sarda che, in quanto tale, di formaggi se ne intende eccome!!
Un altro pezzo forte del mio bottino sono le birre artigianali di tradizione monastica San Biagio, ne abbiamo presi due tipi eccezionali anche per me che normalmente non ne bevo:
una chiara la “Verbum” (5,2% Vol. fatta con acqua di Nocera Umbra, malto d’orzo, malto di frumento, luppolo e lievito, non filtrata, non pastorizzata e rifermentata in bottiglia) e una rossa la “Monasta” (7,2% Vol. fatta con acqua di Nocera Umbra, malto d’orzo, luppolo e lievito non filtrata, non pastorizzata e rifermentata in bottiglia).
Sono stata sul punto di acquistare anche l’attrezzo per fare le ferratelle, ma una mia amica abbruzzese, che ha la mamma che ne sforna a centinaia, mi ha detto che avrei potuto trovarlo migliore a Tagliacozzo, quindi ho desistito e ho deciso di acquistarlo durante una delle prossime gite.

Di foto della fiera non ne ho di belle (ero impegnata a saltare da uno stand all’altro ;) aspettiamo quelle di Andrea che sicuramente è stato più bravo di me! Appena le scarica vi metto qualcosa, intanto vi lascio una ricettina semplice semplice per un piatto di pasta gustosissimo!

Tagliolini al tartufo nero di Norcia

1 tartufetto nero
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva
250 g di tagliolini all’uovo

Pulire bene il tartufo con uno spazzolino leggermente inumidito. Affettare a lamelle sottili e mettere da parte. Nel frattempo cuocere i tagliolini in acqua salata. In un padellino fareandare uno spicchio d’aglio in abbondante olio evo. Quando lo spicchio d’aglio sarà imbiondito toglierlo e spegnere il fornello. Quando l’olio saraà appena tiepido unire le lamelle di tartufo. Scolare i tagliolini e unirvi il composto olio-tartufo. Impiattare e aggiungere delle scagliette di tartufo.
Se gradite potete aggiungere una spolverata di parmigiano o di pecorino. Io al solito la preferisco pura.