La seada rustica di Giampaolo

29 ottobre 2010

Il ricordo della Sardegna, meta delle vacanze di questa estate, di tanto in tanto si rifà vivo…
Quando apro la dispensa e vedo il mio pacco di pane carasau di Ovodda che a detta di Monica, la mia amichetta Sarda, nonchè Nuorese doc, è il migliore in assoluto…
Quando apro il frigorifero e vedo rigorosamente sottovuoto le mie belle forme di formaggio di pecora comprato ad Urzulei (Gorropu – Soc. Gruthas) … e lì accanto ben incartato vedo il torrone di Tonara… quanti ricordi e quanti sapori sorprendenti…
Il ricordo più bello ce lo ha regalato Giampaolo, il papà di Monica, che ha creato questo piatto che ora vi descrivo. Lui lo ha battezzato “Sevada rustica” perchè ha immaginato il contadino o il pastore che desiderosi di una bella seada, non potendo mettersi lì a friggere, possono invece tagliarsi un bel pezzo di formaggio, scaldarlo al fuoco, e poi arrotolarlo nel pane carasau inumidito. Niente fritto, sano e di una bontà unica. Ottimo dolce se accompagnato con un filo di miele o una spolverata di zucchero!
Che poi non ho ancora ben capito se si dica “seada” o “sevada”, se qualcuno ne sa di più mi illumini ;)

La seada rustica di Giampaolo

Pane carasau di Ovodda
Formaggio di capra
Acqua
Miele

Tagliare delle fette di fromaggio di capra, bagnare il pane carasau e metterlo in una teglia da forno con le fette di formaggio sopra. Infornare a 180°C fino a quando il formaggio inizierà a fondere e il pane carasau ad abbrustolire.
Nel frattempo ammorbidire un foglio di pane carasau con dell’acqua e metterlo su un piatto. Ritagliare delle strisce di pane della larghezza di una fetta di formaggio (più o meno ;)
Quando il formaggio sarà fuso togliere dal forno, eliminare il pane carasau abbrustolito intorno alla fetta e con l’aiuto di una paletta adagiare la fetta di formaggio sul pane carasau ammorbidito. Arrotolare e bagnare con un filo di miele.

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9 Responses to “La seada rustica di Giampaolo”


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  2. Alberto Says:

    Io devo assolutamente andare in sardegna…
    Vedo queste cose e penso che anche lì troverei un pezzetto della mia dimensione culinaria!
    Invece, l’altro giorno al supermercato c’era la fregola e l’abbiamo subito presa, ci ispira un sacco e dopo che ho fatto vedere a mia moglie la tua ricetta, stiamo aspettando il momento giusto per farcela anche noi!

  3. Alice Says:

    Ciao Alberto,
    come ho già detto nel post sulla Sardegna, la cucina di questa terra offre cose molto semplici, ma di una qualità eccellente, quindi sono sicura che anche tu ne saresti entusiasta!!! Sono contenta che la mia ricetta con la fregola ti abbia ispirato, mi raccomando, fammi sapere come viene :)
    Un abbraccio e a presto,
    Alice

  4. Laura Says:

    Ciao Giampaolo,sono sarda.Ed ora te lo spiego,seada si dice così nel Campidanese e a Torpè,Budoni e Posada(Alta Baronia),mentre a Siniscola,Bitti,Galtellì,Loculi,Onifai,Irgoli e Orosei(Bassa Baronia) si dice invece :seata,ma l’origine della parola e del dolce è la Barbagia dove a Orgosolo e Orotelli si chiama:savada,a Nuoro e Oliena:sevada,a Sarule :sebada ,ecc. e curiosamente nella Gallura:seati.La seada,la inventarono le massaie barbaricine,mentre gli uomini i pastori barbaricini ,usavano fare la transumanza d’inverno nella calda Baronia,vicino al mare.perchè la Barbagia era innevata o pioveva troppo,e non c’era erba.Così fecero conoscere la sevada,sebada,savada,ai baroniesi,e i baroniesi che emigrarono in continente,la fecero conoscere agli italiani.I baroniesi chiamarono la pietanza:seada e seata,perchè loro parlano senza la “v”.Prima però la seada,non era un dolce,ma un piatto unico o secondo.Si faceva grande quanto un piatto,il piatto veniva usato come forma.Dopo si friggeva,si cospargeva di miele,si tagliava a spicchi,e si mangiava sopra il pane carasau,senza piatto e forchetta,e gli ingredienti erano solo:semola,strutto,acqua e sale,ma ai bimbi non piaceva il sapore acidulo del formaggio,e in un secondo tempo,le madri aggiunsero:lo zucchero alla pasta e al formaggio,le uova e il limone o la buccia d’arancia grattugiate,e la si fece più piccola come forma,per i matrimoni,questa è quella che conoscete voi oggi.

    • Gianluca Says:

      Ciao Laura,sono di Budoni “Gallura”(sia dal punto di vista geo-politico che culturale…miei bisnonni, nonni, padre e madre galluresi “Doc”…cosi come l’80% dei Budonesi)

      Se posso permettermi di dare un umilissimo contributo da noi,
      si sice:
      “La Siata” (singolare)
      “Li Siati” (plurale)

      A presto,

      Gianluca

  5. Alice Says:

    Ciao Laura,
    sono Alice, in realtà Giampaolo (nuorese doc) è l’autore della ricetta, il papà della mia amica che mi ha ospitato la scorsa estate, io la mera esecutrice e autrice del blog!
    Grazie per la precisazione, è bello saperne un pò di più sulle tradizioni di una terra così affascinante come la tua Sardegna!
    A presto :)

  6. alessandro Says:

    Un saluto dal caseificio Gruthas di Urzulei. è grazie …. fa sempre piacere…

    • Alice Says:

      Grazie Alessandro,
      è stato un piacere per me assaggiare il vostro formaggio :)
      E’ buonissimo! Ma visto che non so quando ricapiterò dalle vostre parti, puoi indicarmi se c’è qualcuno che lo vende a Roma, o a limite a Nuoro che me lo faccio portare dalla mia amica che ogni tanto torna dai suoi genitori?
      Grazie!
      A presto,
      Alice

  7. Elia Says:

    Ciao, sono Elia di Ovodda. Confermo quanto detto sul nome delle se^adas, in barbaggia è questo il fonema, e vuol dire inacidite. Nome in virtù del fatto che sono realizzate con formaggio fresco non salato e fatto inacidire fino a che può diventare pasta filata e per l’appunto questo è sia dolce che piatto unico. Ne esiste una versione salata e scuisita che si fa solo dalle mie parti e si chiamano pitzudos e sono identici nella sfoglia, a differire è il rippieno che può esere realizzato con formaggio acido e patate, pasta filata, strati di formaggio e prosciutto, ecc.
    Il piatto della ricetta era un tippico pasto frugale dei pastori si chiama ^assu a^orrustu e veniva e viene consumato in questo modo: Si infilza una fetta generosa di formaggio fresco ad uno spiedo e lo si poggia in prossimità del fuoco, qando fila e inzia a formarsi una crosticina con un coltello come per spalmare si staca la parte fusa e la si spalma sul pane (carasau) ammorbidito con pochissima acqua gocciolata o con un pomodoro tagliato a metà e passato sopra il pane come l’aglio sulle bruschette.
    Buon appetito


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