Barcelona

31 gennaio 2010

Tra qualche giorno rivedrò la mia amata Barcellona.
Nei miei ricordi i colori, le forme, i suoni variopinti, così diversi ma sempre armoniosi.
Percorrevo le stradine della città vecchia, e mi perdevo stordita dall’odore di peperoni e di aglio che esalava dalle finestre. Incantata dalla musica che si perdeva nei vicoli del barrio gotico, camminavo lungo la Rambla e arrivavo fino al mare.

Un omaggio a Fernando Pessoa e al viaggio

Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non aver radici, per l’anima,
da vivere soltanto di vedere!

Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine,
e l’ansia di conseguirlo!

Viaggiare così è viaggio,
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

(Fernando Pessoa)

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Su Carbonara e Amatriciana

29 gennaio 2010

Perché  gli americani si mettono a rovinare le nostre ricette???
Ho comprato un paio di libri di Donna Hay. Sembravo l’unica a non saperne niente di lei… quindi ho dovuto subito correre ai ripari (il Cavoletto ne parla sempre… e ora ci si è messa pure Giulia!!). Così ho preso gli unici due volumi che ho trovato alla libreria del centro commerciale: sono i volumi sempliciessenziali (così si chiamano) il primo si intitola “Pasta, riso + nodles”, il secondo “Manzo, agnello + maiale”. Eccoli:

In effetti le foto sono bellissime, ci sono delle spiegazioni molto interessanti sui segreti per la cottura della carne, i vari tipi di tagli, i vari tipi di pasta, di riso ecc. e soprattutto in italiano. Insomma sono molto contenta dell’acquisto se non fosse per il fatto che, di ritorno dalla pausa pranzo, ho dato una sfogliatina veloce e mi è balzata agli occhi una ricetta…
Ma io dico: se fai una pasta con il guanciale, l’uovo e il parmigiano (che è l’unica variante che posso concedere a chi non tollera il pecorino) perché mai la devi chiamare “carbonara” se poi ci aggiungi …la cipolla?!?!? …la panna?!?! …il prezzemolo?!?!
Ci sono due cose su cui non transigo: la carbonara e l’amatriciana. 

Carbonara

guanciale
olio extravergine d’oliva
uova
pecorino
pepe

Amatriciana

Guanciale
Olio extravergine di oliva
Peperoncino (a discrezione)
Pomodoro
Pecorino

E basta!!!!
Se ci dovete mettere altre cose non le chiamate così!!!
Con tutto il rispetto per Donna Hay che senza dubbio è una grande ;) …e non vedo l’ora di preparare qualcuna delle sue ricette!

Cake senza farina

29 gennaio 2010

 

Continua la mi sfida con i dolci… Stasera ho comprato anche  il cannello per caramellare, ma ho fatto una furbata. Invece di spendere come minimo 30-40€ per un cannello professionale da cucina, sono andata da Bricofer e ho preso un minicannello per saldare.(tanto sono la stessa identica cosa) Sottile, pratico, maneggevole, tutto a 8 euro e 90 centesimi. Tiè!
Quindi presto mi cimenterò in una crema catalana o giù di lì, comunque sarà qualcosa di bruciacchiato ;)
Stasera ho provato a fare un dolce che mi ispirava molto. E’ di Fabien ed è il Cake Marocain però, come al solito, mi manca sempre qualcosa e quello che doveva essere un cake all’arancia è diventato un cake al limone. La particolarità di questo dolce sta nel fatto che non si utilizza farina.
…confesso che, mentre preparavo gli ingredienti nelle mie ciotoline, sono rimasta come una scema quando, con la busta della farina in mano, cercavo di capire le dosi leggendo e rileggendo la ricetta di Fabien. Niente, la farina non ci va e, con la coda tra le gambe, l’ho riposta in dispensa! In compenso si usa il pangrattato e le mandorle tritate. Se vi piace il sapore aspro del limone provatela: ha un gusto molto intenso che si sprigiona e si delinea a poco a poco lasciando in bocca una piacevole sensazione. Comunque anche la base da sola è ottima!
Questa è la ricetta riaggiustata da me. Le dosi sono per uno stampo da plum cake standard.

Cake Marocain al limone

50 gr di mandorle (tritate nel mixer)
90 gr di zucchero per il dolce
30 gr di zucchero per lo sciroppo
25 gr di pangrattato
2 uova
1 cucchiaio di olio di semi
1 limone (succo e scorza)
1 cucchiaino scarso di lievito per dolci
un pizzico di cannella

In una ciotola mescolare il pangrattato con i 90 gr di zucchero, il lievito, le mandorle in polvere, la cannella e la scorza di limone.
A parte sbattere le uova con l’olio ed incorporarle poco per volta agli altri ingredienti, mescolando bene il tutto.
Imburrare ed infarinare lo stampo da plum-cake, quindi versare dentro l’impasto e infornare a 180°C per 40-45 minuti.
Mentre il dolce sta cuocendo nel forno, preparare lo sciroppo di limone versando il succo in un pentolino, aggiungendo 30 gr di zucchero e portando il tutto ad ebollizione. Dal momento in cui il liquido inizia a bollire calcolare altri 3 minuti di cottura durante i quali si dovrà mescolare con un mestolo di legno. Unire 3 fettine di limone sottilissime per la guarnizione e spegnere la fiamma.
Non appena la torta sarà pronta, toglierla dal forno e lasciarla raffreddare a temperatura ambiente. Una volta tiepida, sformare e cospargere di sciroppo di limone.
Da servire preferibilmente freddo.

Santa Severa cheap & chic

26 gennaio 2010

Un ristorantino sulla spiaggia, una veranda bianca e ariosa con le decorazioni azzurre che fanno tanto Grecia e mare.
Le tovaglie a quadri e le sedie azzurre, i piatti di ceramica decorata a mano.
Fuori un pò di sdraio per la siesta e per godersi la vista del mare.
Il castello da un lato sulla sinistra a rievocare pensieri di principesse, di galeoni e di tesori nascosti.
Un uomo cammina nell’acqua in cerca di ricci.

La giornata è stata splendida e la compagnia anche!
Dopo pranzo ci siamo fermati con Monica e Tommy a chiacchierare sugli scogli, a progettare nuovi viaggi e le vacanze di questa estate.
Mi rilasso sempre quando vedo il mare ;)

Il ristorantino in questione è L’Isola del Pescatore a Santa Severa. Sarebbe stato tutto perfetto se solo i prezzi non fossero stati così alti e se la frequentazione non fosse stata così vip. Di ritorno a casa sbirciando un pò in rete ho scoperto che questo posto è frequentato da Totti, da Ciampi, da Ranieri (l’allenatore)…
Quando si apre il menù colpiscono subito i prezzi dei primi e degli antipasti che si aggirano intorno ai 16-18€ per finire ai secondi a 25€. L’apparenza mi aveva ingannato…
Tra le cose assaggiate un sauté di cozze e vongole, spaghetti ai ricci di mare, un assaggio di spaghetti alle vongole (di Andrea), e la grigliata mista.

Buono si, ma si può fare di più, soprattutto a quei prezzi. Il servizio (di sabato con tanta gente) non è molto attento, gli scampi della grigliata erano crudi.
Mi aspettavo un posto più becero, più ignorante… vabbè forse esagero, ma un posto più semplice sì, uno di quei posti dove mangi bene e spendi il giusto e alla fine esci sazio e soddisfatto. Peccato che non sia stato questo il caso.
Promosso comunque per la bella giornata spensierata che ci ha regalato.

Aspettando l’estate

21 gennaio 2010

Questo è un piatto estivo lo so, ma quando al supermercato vedo dei pomodori sodi, maturi e succulenti non riesco a resistere, così l’altro giorno li ho presi.
La preparazione è semplice, si possono fare il giorno prima e si mangiano anche freddi (anche per questo è un piatto adattissimo per l’estate e per le cene a buffet). Li ho preparati ieri sera e ho detto ad Andy che oggi poteva mangiarne un po’ a pranzo… tanto sapevo già che come al solito non si sarebbe tenuto e ne avrebbe mangiati almeno tre ;) Torno a casa, apro il forno …infatti!!!
Le patate si accompagnano bene a questo piatto e di solito non bastano mai, quindi se vi piacciono particolarmente siate generosi, ma attenzione a farle entrare nella teglia!
Io ho usato le patate di Leonessa, comprate durante un week end con degli amici, buonissime e saporitissime, specialmente fatte al forno.

Pomodori con il riso

8 pomodori da riso (quindi maturi e abbastanza grandi)
2 bicchieri colmi di riso
Olio
Prezzemolo
Aglio
sale
Pepe
3 patate grandi

Tagliare la calotta dai pomodori (serviranno come coperchietto). Svuotare i pomodori della polpa e del liquido e porre il tutto in una ciotola, schiacciare un pò e unire il riso, un pizzico di sale, 2 cucchiai di olio, una spolverata di pepe, il prezzemolo tritato e uno spicchio di aglio. Mescolare e lasciare a riposo per una mezz’oretta. Nel frattempo pelare le patate e mettere a bagno in acqua per 5 minuti. Dopodiché asciugarle bene e tagliarle a tocchetti. Passata la mezz’ora salare leggermente i pomodori e riempirli con il riso (solo per tre quarti, altrimenti in cottura il riso aumenterà di volume e i pomodori si spaccheranno) e ricoprirli con la calottina. Mettere pomodori ripieni e patate in una teglia ben oleata unire sale, poco pepe e ancora un po’ di olio.
Infornare a 180° per 1 ora.

Un omaggio all’estate che comincia a mancarmi… 

Estiva
di Vincenzo Cardarelli
Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario
 – dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce 
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

La Spianatina di Pattada

19 gennaio 2010

La mia amica Barbara di ritorno da uno dei suoi viaggi in Sardegna mi ha portato come sempre un prodotto tipico delle sue parti. Questa volta è toccato alla Spianata di Pattada, meglio conosciuta come Spianata di Ozieri, un pane antichissimo e molto pregiato. Manteneva intatte le sue proprietà per lunghissimo tempo, per questo veniva mangiato dai contadini e dai pastori. Per la panificazione della spianata si usava, e si usa ancora oggi, esclusivamente la migliore semola di grano, acqua e sale. Il forno era mantenuto ad una temperatura costante di circa 600 gradi per fare in modo che la sfoglia, del diametro di circa 30-40 cm e spessore di pochi millimetri, si gonfiasse e formasse i due strati di cui è composta. Puo’ essere consumata come il pane fresco, da sola o farcita con salumi e formaggi, e si presta molto bene come base per gustosissime pizzette. Somiglia un pò al pane arabo, ma quest’ultimo e’ prodotto con una farina normale e prevede l’aggiunta di grassi.
Durante le mie ricerche ho scoperto che in Sardegna, come in molti paesi italiani il pane, nutrimento per eccellenza aveva un’importanza che andava ben oltre l’alimentazione quotidiana, e toccava tutti i momenti salienti della vita della comunità, fino a diventare quasi uno strumento di fede. Fare il pane in Sardegna era ed è tuttora un’operazione impregnata di profonda religiosità. Se si entra in una casa dove le donne stanno lavorando all’impasto per il pane, il saluto d’obbligo è “Deus bos vardet” (Dio vi guardi), “Nos benedicat” è la risposta.
Il pane è stato per secoli l’alimento principale di ricchi e poveri, era un simbolo di prosperità e veniva usato anche come amuleto, ad esempio appeso all’ovile per propiziare una buona annata.
C’era tutta una serie di regole da osservare rigidamente per conseguire il buon andamento della casa. Ad esempio se il pane cadeva in terra  non doveva assolutamente essere buttato, ma raccolto e, dopo aver fatto il segno della croce, andava rimesso sulla tavola e mangiato; non doveva essere posto capovolto sulla tavola; non poteva essere trafitto dal coltello se non per mangiarlo; di venerdì non poteva essere tagliato, ma solo spezzato con le mani.

Io ho usato la spianata per farci un tortino di ricotta, pistacchi e pomodori secchi ;)

Tortino di ricotta, pistacchi e pomodori secchi

2 spianate di ozieri
3 hg di ricotta di pecora
1 uovo
40 g di pistacchi spellati
1 hg di pomodori secchi
8 pomodorini (per la guarnizione)
Basilico
Sale
Pepe

Per la guarnizione tagliare i pomodorini e metterli in forno a 180° per 30 minuti. Tritare finemente i pistacchi e unirli alla ricotta con un po’ di sale, l’uovo il pepe. Tagliare finemente i pomodori secchi.
Dividere le spianate in due fogli circolari, un foglio per ogni tortino.
Prendere un foglio e bagnarlo appena in acqua. Foderare uno stampino di alluminio (di quelli da muffin) con il foglio ammorbidito. Mettere nel fondo uno strato di circa 1 cm di pomodori secchi. Riempire con l’impasto di ricotta e chiudere con la sfoglia in eccesso. Infornare a 180° per 15 minuti.